Il Modello di Santo Stefano di Sessanio

IL MODELLO DI SANTO STEFANO DI SESSANIO

Da progetto culturale a modello di sviluppo per il territorio

Un nuovo esempio per offrire un Italia più vera contro la serializzazione

del prodotto turistico nel mercato globale

 

Dallo spopolamento al progetto di ridestinazione turistica di Santo Stefano di Sessanio.

Il progetto di ridestinazione turistica del borgo storico di Santo Stefano di Sessanio, soggetto in un passato recente allo spopolamento quasi integrale, si pone nei suoi presupposti metodologici e operativi con un inusuale approccio conservativo verso un patrimonio "minore" e del paesaggio connesso, solitamente compromesso nel nostro paese.

Sono ormai decenni che la ridestinazione e la ridestinazione turistica di questi borghi comporta inevitabilmente la rimozione sistematica della loro profonda identità.

 

Mantenere il rapporto tra il borgo e il paesaggio circostante, e conservare le caratteristiche di integrità storico – architettonica, paesaggistica e antropologica.

In Italia e, per molteplici ragioni, specificatamente nel Sud del nostro paese, eccezionalmente ricco di Storia, in questi antichi borghi "minori" la ridestinazione turistica ha portato a compromettere, in maniera irreversibile, l’originario rapporto tra il borgo e il paesaggio circostante con la sistematica costruzione di nuove abitazioni ai margini dell’abitato anche laddove, nello spopolamento generale, non c’era alcuna necessità di nuovo costruito.

Nei centri storici gli interventi di ristrutturazione, in mancanza di pianificazioni adeguate, sono stati usualmente in contrasto con il patrimonio originario e anche gli interni delle case, di pertinenza privata, hanno subito la sistematica "rimozione" degli arredi originari e delle tracce sedimentate del vissuto storico. Le culture materiali, infine, prendendo a esempio le botteghe di artigianato "tipico", serialmente riproposte con la ridestinazione turistica di questi borghi, hanno inseguito immaginari di basso folclore (dal finto Medioevo al genere Fantasy).

Un’opera di rimozione collettiva di quei valori culturali che nell'immaginario collettivo degli abitanti del posto significavano povertà e miseria. E, proprio per questa ragione, andavano distrutti. Una scelta questa che nemmeno la "alta Cultura" ha avversato, considerando la tutela di questi patrimoni non degna di conservazione.

Solo laddove la povertà ha determinato l'abbandono integrale degli abitanti, laddove l'abbandono ha conquistato l’incontrastato dominio di questi luoghi, si sono eccezionalmente conservate quelle caratteristiche di integrità storico-architettonica, paesaggistica e in parte anche antropologica di questi territori, la cui tutela potrebbe e dovrebbe essere la premessa di nuove qualificanti ridestinazioni.

 

Modello Santo Stefano di Sessanio” un esempio mondiale di salvaguradia dell’identità dei borghi.

Il progetto di Santo Stefano di Sessanio si è basato su queste scelte. E su queste nasce quello che oggi, a livello mondiale, viene indicato come il “Modello Santo Stefano”. Un modello che vede nella conservazione integrale dei sapori, delle architetture, degli arredi, del paesaggio circostante il punto di forza strategico che ha portato, fino a prima del disastroso terremoto del 2009, a una rinascita economica del Paese.

 

Una Carta dei valori che unisce Comune, Ente Parco e Sextantio, per la rinascita economica del Paese.

Per dare forza a queste scelte la comunità locale ha considerato prioritario darsi una regola di governo del territorio attraverso una "Carta dei Valori". Un protocollo di intesa tra la Sextantio, Società privata che ha avviato il progetto di albergo diffuso nel paese, l'Ente Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga e il Comune di Santo Stefano di Sessanio, che prevede appunto di dare continuità in maniera condivisa a queste scelte, per renderle permanenti nel tempo.

 

La novità e originalità dell’albergo diffuso, all’interno degli originali edifici, dove rivivere l’atmosfera antica e l’identità dei luoghi.

Più in dettaglio, per quanto riguarda la parte di pertinenza privata di questo "modello", si è scelto un intervento di conservazione e tutela raramente attuato in questi "patrimoni minori": nelle strutture ricettive sono state conservate le cubature e le destinazioni d’uso dell’originaria organizzazione domestica. Si è fatto uso esclusivo, qualora spogliato nei secoli, di materiale architettonico di recupero compatibile per origine geografica e caratteristiche stilistiche; si sono riproposti puntualmente gli arredi autoctoni; sono state lasciate anche le tracce del vissuto sedimentate negli intonaci e nelle stratificazioni del costruito e si proporranno inoltre, previo i dovuti studi commissionati a specifiche istituzioni di ricerca, anche alcuni aspetti delle culture materiali ancora marginalmente presenti nel territorio e rintracciabili presso la memoria storica degli anziani dalla tradizione culinaria all’artigianato domestico, etc.

 

Incrementi decisi di occupazione, strutture ricettive e valore patrimoniale. Un esempio per tanti borghi storici abbandonati.

Una "mission" di tutela, quale premessa della ridestinazione di questi borghi, come dimostrato dal ritorno logaritmico nei numeri per l’intero territorio (le strutture ricettive sono passate da 1 a 12, il tasso di occupazione è aumentato di 30 volte, il valore patrimoniale è quadruplicato, etc. - Fonte Cresa).

Questa operazione, alla luce dei risultati, si potrebbe proporre come modello di sviluppo per tanti borghi storici abbandonati o mezzi spopolati del nostro meridione (quasi 2000 quelli senza più un anima) che proprio dal loro destino di marginalità nel passato più recente, dalla povertà e dall’emigrazione, hanno conservato quelle caratteristiche di integrità complessiva che oggi, con la tendenza generalizzata e inarrestabile al prodotto massificato e seriale, potrebbero essere foriere di nuove qualificanti ridestinazioni.

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